Nell’immediatezza mi siano consentite poche note su un aspetto della legge di conversione del decreto-legge n. 127/2021 che ha introdotto il Green pass sui posti di lavoro e segnatamente per quanto attiene alle imprese private.
Dal 21.11.2021 il decreto legge 127 del 2021 (GREEN PASS) è stato modificato in sede di conversione in legge (G.U. 277 del 20.11.2021, provvedimento in vigore dal 21.11.2021) e per quanto interessa, sotto il profilo della verifica dell’esistenza e della validità del Green Pass in capo ai lavoratori.
La legge di conversione ha introdotto delle modifiche fra le quali segnalo quella, apparentemente innocua, che prevede “Al fine di semplificare e razionalizzare le verifiche di cui al presente comma, i lavoratori possono richiedere di consegnare al proprio datore di lavoro copia della propria certificazione verde COVID-19. I lavoratori che consegnano la predetta certificazione, per tutta la durata della relativa validità, sono esonerati dai controlli da parte dei rispettivi datori di lavoro”. (vedasi art. 3)
Il datore di lavoro, ove richiesto dai lavoratori, potrà ritirare una copia della certificazione del Green pass dai lavoratori che sarebbero esonerati dai controlli per la durata di efficacia del Green pass.
"Ci si potrebbe chiedere quale sia il nesso tra questa modifica e la tutela dei dati personali e la privacy; ebbene il nesso è a dir poco rilevante.”di Mauro Giuseppe Giacomello
Non è solo che dovranno essere modificate le modalità operative che dovevano essere assunte prima del 15.10.2021, l’informativa privacy e quant’altro, ma, come evidenziato al Parlamento dallo stesso Garante Privacy, la nuova possibilità prevista dalla conversione in legge del dl 127/2021, si pone in contrasto con il Regolamento Europeo n. 953 / 2021 sul ‘Green Pass’, “non è compatibile con la risoluzione 2361 del Consiglio Europeo su possibili discriminazioni per la scelta vaccinale, e con la normativa giuslavoristica. L'assenza di verifiche durante il periodo di validità della Certificazione Verde non consentirebbe di rilevare eventuali positività dell'intestatario, eludendo le finalità di salute pubblica e ponendosi in contrasto col principio di esattezza del trattamento dati. (Fonte: Federprivacy e ivi da Garante per la protezione dei dati).
Uno degli aspetti che più mi ha colpito (non l’ho scoperto io, sia chiaro, semmai qualcuno possa farsi venire qualche dubbio) e del quale voglio farvi parte è il fatto che questo nuovo trattamento - conservare copia del Green pass – è conseguenza della richiesta dei lavoratori, ovverosia il consenso è la base giuridica di questo nuovo trattamento.
Forse non è chiaro, il consenso di colui il quale va al lavoro per percepire la retribuzione è la base giuridica per consentire a chi quella retribuzione la corrisponde di essere meno impegnato nei controlli.
Si è sdoganata per legge la possibilità di utilizzare la base giuridica del consenso per il trattamento dei dati personali nei rapporti datore di lavoro/dipendente-lavoratore per il Green pass, aprendo una porta, forse un portone alla legittimazione del consenso quale base giuridica di altri trattamenti, anche in altri ambiti di predetto rapporto.
Ma con che criterio?
Il consenso deve essere libero e tanto altro, ma soprattutto libero, e non si può considerare libero un consenso quando i rapporti di forza sono sbilanciati a favore del soggetto che proprio si giova degli effetti del consenso.
Forse superando i confini della privacy, ritengo comunque opportuno evidenziare che, come se non bastasse, questa innovazione la si fa passare con le seguenti parole: “I lavoratori che consegnano la predetta certificazione, per tutta la durata della relativa validità, sono esonerati dai controlli da parte dei rispettivi datori di lavoro”.
In sostanza si fa passare il messaggio che così facendo sono i lavoratori quelli liberi dai controlli, ma osservo, liberi dal farli sono i datori di lavoro, non i lavoratori: che fatica fa un lavoratore a mostrare il proprio green pass all’ingresso o all’interno del posto di lavoro? Nessuna. Che fatica fa un datore di lavoro a controllare i green pass? Poca secondo me, posto che nelle grandi realtà li può fare anche a campione, ma troppa per qualcuno.
Questa doppiezza non fa bene e rafforza la mia idea circa la potenzialmente alta pericolosità della novità introdotta dalla legge di conversione.
La situazione che si è venuta a creare mi ricorda uno dei quadri descritti in una bellissima vecchia canzone che terminava con queste parole “… e noi villan Noi villan E sempre allegri bisogna stare Che il nostro piangere fa male al re Fa male al ricco e al cardinale Diventan tristi se noi piangiam E sempre allegri bisogna stare Che il nostro piangere fa male al re Fa male al ricco e al cardinale Diventan tristi se noi piangiam Ah beh.”
(stralcio di "Ho visto un re", Renzo Jannacci, compositore Dario Fo)
E con quest’immagine poetica, triste, ma non sovversiva, augurandomi di rimanere sempre allegro, vi saluto e vi rimando alla prossima.
MG Giacomello

